mercoledì 28 luglio 2010

Recensione - A nozze col delitto di Lucia Tilde Ingrosso


Che il matrimonio sia uno stress micidiale è risaputo. Organizzare l’”evento”, cercando di programmare ogni minimo particolare (la seduta ai tavoli, le fotografie, gli abiti, i paggetti, le bomboniere) e di tamponare ogni possibile imprevisto (e se piove? E se poi viene quella zia vecchia e logorroica… accanto a chi la metto?), assorbe tutte le energie degli sposi. Che spesso sembrano sul punto di esalare l’ultimo respiro proprio sull’altare, nel giorno del fatidico “sì”.
Un matrimonio andato all’aria è al centro del romanzo “A nozze col delitto” (Feltrinelli economica universale, 9 euro) dell’autrice milanese Lucia Tilde Ingrosso (ciccare qui per la sua Neraintervista).
I due promessi sono giovani, belli e ricchi. Lei, Ludovica, è una rampante giornalista. Lui, Vittorio, è il rampollo di una notabile famiglia meneghina. Poche ore prima della cerimonia, lo sposo viene trovato cadavere, nella sua casa, trafitto da una coltellata. A sbrogliare l’intricata matassa viene chiamato l’ispettore Sebastiano Rizzo, supportato dal suo fido vice De Carlo. Durante l’indagine viene scoperchiata una realtà molto più complessa, e molto meno rosea, di quanto all’inizio ci si aspetti: segreti, bugie, vecchi rancori e antichi amori che emergono dal passato. Un groviglio tanto fitto da celare, nel suo nucleo, il movente che ha fatto scattare l’istinto omicida.
Un classico giallo alla Christie, in cui la rosa dei sospettati è piuttosto ristretta e limitata, sostanzialmente, ad amici e parenti dei futuri coniugi. Il primum movens del delitto scaturisce, dunque, dalle sotterranee, reiterate rivalità e frustrazioni del quotidiano. Come viene confermato dalla cronaca, la mano che uccide appartiene spesso a chi è più vicino alla vittima. Man mano che il dramma si snoda, l’Autrice riesce a mantenere il ritmo serrato e il tono lieve, quasi ironico a volte. La dimensione più propriamente “noir” viene solo accennata, rimane ai margini del campo. Lo stesso Rizzo, in fondo, è un personaggio positivo, interessante e attuale per le sue contraddizioni (salutista ma fumatore, indipendente nello spirito ma di fatto ancora legato alla madre), ma certo non una figura cupa o tormentata.
Il libro, pur inserendosi nel filone del “nero italiano”, tende a focalizzarsi sui conflitti della high society. I personaggi, con le loro esistenze dorate, sembrano schiacciati da un vuoto esistenziale e affettivo, in cui ogni rapporto è improntato all’interesse e alla superficialità. Alla fine la protagonista sembra trovare una sorta di conforto proprio nel recupero della sua parte più autentica, che aveva deciso di seppellire e di dimenticare.
Un romanzo godibile, uno spaccato della Milano dei rotocalchi rosa, una lettura scorrevole e accattivante.

mercoledì 14 luglio 2010

Recensione - La Papessa Giovanna, tra leggenda e verità storica


Una donna sul trono di Pietro
L'eresia della Papessa Giovanna


Romanzo di grande successo, la Papessa, uscito con il titolo originale Pope Joan, e affronta un tema tra i più controversi: la presunta storicità della vicenda di Giovanni Anglico, donna travestita da prete, assurta al soglio di Pietro nel IX secolo d.C.
L'autrice Donna Woolfolk Cross ha speso ben sette anni in ricerche per ricostruire la complessa trama storica in cui affonda la figura della protagonista. Alcuni storici ritengono che la Papessa sia un'invenzione della critica antipapale, mentre la Woolfolk Cross sembra convinta del contrario, come afferma in una lunga postfazione.
Johanna nasce a Ingelheim, terzogenita di un prete di campagna e di una donna sassone, troppo presto strappata all'innocenza della sua religione pagana.
Contro il volere di un padre severo e assolutamente convito dell'intrinseca inferiorità della donna, Johanna decide di coltivare la sua intelligenza e di dedicarsi allo studio. Inizierà un lungo e difficile percorso che la porterà lontano, a studiare presso la scuola della cattedrale di Dorstadt. Qui incontrerà il conte Gerardo, di cui Johanna si innamorerà, ricambiata.
L'incursione dei sassoni sconvolge il piccolo feudo. Per sfuggire, Johanna prende l'identità del fratello morto in battaglia e veste l'abito talare. Entra in monastero, con il nome di Giovanni l'Anglico.
Trascorrerà molti anni, anni di studio in cui Giovanni si costruirà una solida fama come grande erudito e ottimo speziale. In seguito a varie peripezie, si troverà a Roma.
In un periodo di conflitto tra Impero e Papato, e in un momento in cui l'elezione avviene per acclamazione, Giovanni viene proclamato Pontefice della Chiesa di Roma.
La fine del pontificato di Giovanni/ Johanna è nota e ce la raccontano diversi cronisti medievali, ecco la versione di Martino Polono:
"durante il pontificato fu resa incinta da un suo familiare. Non conoscendo il tempo del parto, mentre era diretta da S. Pietro verso il Laterano, trovandosi pressata (dalla folla) partorì tra il Colosseo e la chiesa di S.Clemente, quindi morì e qui stesso, come si racconta, fu sepolta"
la papessa partorisce durante la processione
Un godibile "polpettone" di circa 500 pagine, in cui si intrecciano tutti gli elementi del feuilleton: intrighi, amore, potere, e solo in ultimo, e piuttosto trattenuto, un po' di erotismo.
Dal libro è stato tratto anche un film, la cui protagonista, neanche a farlo a posta si chiama Johanna.
Ecco il trailer:






mercoledì 7 luglio 2010

Neraintervista - Lucia Tilde Ingrosso e l'insospettabile leggerezza del noir


Per essere eclettica, lei lo è di sicuro. La sua produzione spazia dal giallo al romanzo rosa, con interessanti incursioni nella scrittura umoristica. Penna lieve anche nelle tematiche più strettamente “noir”, Lucia Tilde Ingrosso nasce a Milano. Si laurea in Economia Aziendale presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi con una tesi sul marketing librario. Dal 2001 è giornalista professionista e lavora nella redazione del mensile Millionaire.
Con lo pseudonimo di Assunta Di Fresco è co-autrice di libri umoristici sui curriculum. Partecipa a varie antologie di racconti fra cui Scontrini (Baldini Castoldi Dalai, 2004), Pallafatù (Teseo, 2005) e Suicidi falliti per motivi ridicoli (Coniglio, 2006). Il suo racconto Il nemico è fra i vincitori della terza edizione del concorso Lama e Trama e pubblicato nell’antologia omonima.
Nel 2005 pubblica La morte fa notizia, il suo primo giallo ambientato a Milano, con protagonista il poliziotto Sebastiano Rizzo. Seguono A nozze col delitto (Kowalski 2007, Feltrinelli Ue 2008), Io so tutto di lei (Kowalski 2008, Feltrinelli Ue giugno 2010) e Nessuno, nemmeno tu (Kowalski 2010).
Lucia è stata così gentile da rispondere alla neraintervista.

1. Come è nato il personaggio "seriale" di Sebastiano Rizzo, protagonista del filone noir della tua produzione letteraria? E quanto pesa il tuo essere donna nel raccontare un personaggio maschile?
E’ nato da solo e ora vive di vita propria. Rappresenta un poliziotto che, prima di tutto, è una persona normale. Né carogna, né super eroe. Dedito al proprio lavoro, che pure gli va un po’ stretto. Con le sue passioni (l’Inter, la corsa, la lettura…) e le sue avversioni (la tecnologia, i legami, la “Milano ancora da bere”…). Rizzo è fascinoso e tormentato, profondo ed egoista, donnaiolo e irrisolto. E’ il tipo di uomo di cui ogni donna si è innamorata, almeno una volta. Ma guai a sposarli, uomini così. Io lascio che mi faccia compagnia, ma senza farmi coinvolgere troppo! Raccontare un uomo, poi, per una donna è una sfida. La porta a esplorare un universo diverso e affascinante. E a non essere troppo autoreferenziale.

2. Pur essendo alle prese con temi profondamente "noir", il tuo protagonista sembra celare una sorta di pudico ottimismo. Che cosa rappresenta per te il "noir"?
Dare definizioni è sempre difficile, ma io direi che scrivo gialli. Il mio modello è Agatha Christie. Rispetto le regole del genere, metto tutti gli ingredienti (omicidio, sospettati, indagini, indizi, colpi di scena…) e alla fine “consolo” il lettore, facendogli scoprire l’assassino. Nei miei romanzi, l’esistenza di un delitto rende necessari anche cattiveria, dolore e sofferenza. Ma io non eccedo in particolari macabri e scene pulp. Niente schizzi di sangue o esecuzioni efferate. Anche gli assassini sono molto “educati”. Il noir c’è, ma è una componente non un’atmosfera. Ogni personaggio, anche il più positivo, ha una sua zona d’ombra. Ma a tutti, anche all’omicida, cerco sempre di dare una via di redenzione. E, alla fine, è il bene a trionfare (il più delle volte, almeno). Amo poi raccontare anche gli intrecci sentimentali, per dimostrare che nella vita anche gli eventi più oscuri e dannati possono portare incontri e conseguenze piacevoli.

3. Su una cosa Sebastiano Rizzo appare in completa antitesi rispetto ai protagonisti di tanti gialli nostrani e non. Il cibo. Penso, per esempio e non solo, al Montalbano di Camilleri. O al commissario Laurenti di Veit Heinichen. Tu dichiari che Rizzo "mangia poco e male (e detesta cucinare)". Come mai questa scelta in controtendenza?
Questa notazione mi rende felicissima (bravo!!!). Credo che sia difficile raccontare personaggi immuni da clichè. Alcuni sono necessari: un detective deve essere arguto (sennò non trova il colpevole), attraente e possibilmente non accasato (così si crea un subplot sentimentale), deve avere qualche vizio e qualche stranezza (altrimenti lo si confonde con gli altri). Come dicevo, Rizzo sta prendendo vita da solo e così molte caratteristiche sono una la conseguenza dell’altra. Lui è un tipo più cerebrale che fisico. Il cibo non lo interessa, anche se alcune volte si fa delle belle mangiate. Lo infastidisce il “dovere” di mangiare a certe ore. E’ il vezzo di sua madre, che gli stipa il frigo di manicaretti. Lui è uno spirito libero. A mezzogiorno si prende un cappuccio e, se l’indagine lo richiede, salta i pasti con facilità. Con grande dispiacere del suo vice, che invece è un tipo molto normale e decisamente “fisico”. Anche del sesso (pur apprezzandolo) può fare a meno, se non particolarmente motivato. Alla corsa, invece, non sa rinunciare: è la sua valvola di sfogo preferita. E poi è anche un fumatore. E' figlio delle proprie contraddizioni.

3. La tua produzione letteraria è piuttosto eclettica: spazi dall'umorismo al noir e a settembre uscirà il tuo primo romanzo rosa con la nota casa Piemme. Dove trovi tutta questa ispirazione e come "coltivi" la tua parte creativa?
Io sono nata scrittrice, anche se ci ho messo un bel po’ per convincere il mondo! Sin da ragazzina, scrivevo racconti sulla mia macchina per scrivere. Scrivere bene è un dono, ma poi bisogna coltivarlo. Ho sempre letto tanto, di tutto. Anche fantasia e creatività sono doni e attitudini. Il materiale dove lo trovo? Ovunque, sempre. Si dice che gli scrittori siano ladri delle vite altrui. Io ascolto, prendo nota, immagino. Rubo storie agli amici e ai colleghi, alla cronaca nera e a quella rosa, a chi incontro sul tram, ad altri scrittori. La magia è poi creare storie nuove, credibili, emozionanti e di interesse per i lettori. L’ispirazione la alimento anche grazie al mio lavoro di giornalista. Intervisto e conosco molte persone, che mi danno materiale sempre nuovo! Per me la scrittura è una straordinaria e multiforme forma espressiva, che non deve avere confini. Rido e perciò scrivo libri umoristici. Amo e perciò ho scritto un libro “al femminile”, “Uomo giusto cercasi”, a cui tengo molto e in cui c’è molto di me. Cerco di “scrivere per immagini” e così realizzerò a breve la sceneggiatura dei miei gialli, da cui sarà tratta una fiction prevista su Mediaset. Il problema non è trovare l’ispirazione, ma il tempo…

4. Progetti per il futuro? Dopo il tuo ultimo romanzo "nessuno nemmeno tu" ci saranno nuove avventure per Sebastiano Rizzo?
Quest’estate finirò il nuovo episodio della serie Rizzo, in uscita l’anno prossimo. Ne ho in mente almeno un altro paio. Oltre a risolvere nuovi misteri, lui si evolverà sul piano personale e professionale. Arriverà anche a cambiare lavoro… Intanto, tre dei libri usciti con Kowalski-Feltrinelli sono stati acquistati i diritti televisivi. Sarà realizzata un fiction, in cui avrò un ruolo attivo. In uscita anche una raccolta di racconti noir ispirati a fatti di cronaca veri accaduti a Milano (dall’arciere di San Siro all’omicidio Jucker). Scritto con mio marito Giuliano Pavone (scrittore anche lui; esce a settembre il suo primo romanzo “L’eroe dei due mari”, con Marsilio), edito da Newton Compton. Sempre con l’editore romano uscirà nel 2011 “101 cose da fare in gravidanza e con un bambino piccolo”, sempre scritto con Giuliano e ispirato alla nascita di nostra figlia. Perché alla fine la vita vera rimane la prima fonte di ispirazione.


Grazie, Lucia! Per chi volesse approfondire, il sito dell'Autrice è ricco di informazioni sui libri e sulle iniziative; per raggiungerlo basta cliccare qui.
Vi lascio il trailer della presentazione dell'ultimo romanzo Nessuno, nemmeno tu:

giovedì 1 luglio 2010

Segnalazione- Intervista sul blog "il libro eterno"

Torno a parlarvi di questo blog letterario, visto che la curatrice, Ivana, è stata così gentile da farmi qualche domanda. Per leggere l'intervista basta cliccare qui.
A presto!