giovedì 7 ottobre 2010

Recensione - La lunga estate di Charitos ovvero l'indolenza dei levantini



Ce lo immaginiamo grondante di sudore sotto il sole implacabile della Grecia estiva, il commissario Kostas Charitos mentre è intento a sciogliere enigmi e a scovare assassini. Nato dalla fervida fantasia dello scrittore Petros Markaris, questo piedipiatti ellenico è un incrocio tra Montalbano e Maigret, con delle note squisitamente originali.

In questo romanzo La lunga estate del commissario Charitos (traduzione Andrea Di Gregorio), si intrecciano due plot paralleli. Il primo riguarda il sequestro e dirottamento, da parte di un gruppo di terroristi, di una nave da crociera. Il caso sembrerebbe non riguardare Charitos, visto che si occupa della sezione omicidi. Ma proprio sull'imbarcazione dirottata viaggia Katrina, l'adorata figlia del poliziotto. Proprio nel bel mezzo di questa sciagura famigliare, Charitos è richiamato ad Atene perché un efferato serial killer sta decimando i volti noti della pubblicità. Attori, modelle, giornalisti. Insomma, una vera strage del piccolo schermo.

Le due trame apparentemente indipendenti scorrono paralleli fino a quando, nell'epilogo, si intuisce lo stretto legame degli eventi che porta le vicende a convergere tra loro.
Una lettura scorrevole, a tratti divertente per l'involontaria ironia di Charitos, uomo maturo tutto d'un pezzo, apparentemente refrattario alle novità introdotte dalla modernizzazione dei costumi ellenici. Le sue schermaglie con la moglie Adriana, petulante comare, sono davvero memorabili.


Quanto all'aspetto propriamente noir, il romanzo non riesce a decollare, si dipana a scatti e si risolve in modo quasi frettoloso nel finale. Il lato veramente pregevole di questo libro è la capacità di evocare una terra mistica, arsa dal sole e bagnata dall'acqua.

Vi lascio un piccolo video introduttivo sullo scrittore greco e sul personaggio da lui creato: