lunedì 23 aprile 2012

Neraintervista - MASSIMO PIETROSELLI e l'alchimia del thriller

Ingegnere elettronico per professione, scrittore per vocazione. Massimo Pietroselli (classe 1964) ha vinto il prestigioso Premio Urania nel 1994 con il romanzo "Miraggi di silicio". Nel 2004 conquista di nuovo la medaglia d'oro nel concorso Fantascienza.com e pubblica "L'undicesima frattonube" con la casa editrice Delos Books. Nell'anno successivo conquista l'ambitissimo Premio Tedeschi e pubblica il romanzo poliziesco "Il palazzo del diavolo" nella collana Giallo Mondadori. Segue una produzione eterogenea che spazia dal romanzo storico ai tempi di Marco Aurelio al thriller alchemico "Saturno il nero", ultima sua fatica pubblicata dalla Hobby & Work.
Massimo ha risposto alla neraintervista:

1) La tua produzione appare estremamente eclettica. Esordisci come autore di fantascienza per passare al mistery storico. Qual è la scintilla che fa scattare in te la spinta a scrivere? E come si svolge la tua scrittura: a braccio libero o la famosa "scaletta"?

Oh, è molto difficile precisare la natura di questa scintilla: so solo che non la trovo nella cronaca, che non seguo molto (ed è il motivo per cui non scrivo romanzi ambientati nel presente), ma nelle pieghe della storia o, nel caso della fantascienza, in qualche estrapolazione basata sempre su teorie scientifiche più o meno "fringe".
Più che una scaletta dettagliata, elaboro una storia di massima, e al momento di iniziare a scrivere "vedo" distintamente le prima 30-40 cartelle e poi ho un faro che mi guida nella nebbia. Però capita spesso che un personaggio secondario mi prenda la mano, diventi "vitale", e quindi devo operare dei cambiamenti in corso d'opera per trovargli lo spazio necessario. Altre volte i personaggi si mettono a interagire in un modo che stupisce anche me, e li assecondo. Di solito hanno ragione loro.

2) Nel ciclo di romanzi ambientati nella Roma umbertina ("Il palazzo del diavolo", "La porta sulle tenebre" e "L'affare testa di morto") ci descrivi la Città eterna all'indomani della Unità d'Italia, con trame che si dipanano tra i palazzi del Potere e i vicoli del popolo. Come si è svolto e quanto ti ha impegnato il lavoro di ricostruzione storica?

Anzitutto una precisazione: fin dall'inizio, su Internet gira l'espressione "Roma umbertina" riferita ai miei romanzi. In realtà, le storie si svolgono nel 1875-76, per cui Umberto I non c'entra nulla. La Roma che descrivo è ancora quella papalina di Pio IX, è appena minacciata dagli sventramenti annunciati ma non ancora realizzati.

Il lavoro di ricostruzione, come per tutti i miei romanzi storici (uno è ambientato nell'impero di Marco Aurelio, un altro nella Parigi del 1913), consiste nell'elaborare una personale atmosfera dei tempi e dei luoghi, e soltanto quando me ne sono impossessato comincio a scrivere. Per ottenere ciò mi affido ai saggi, alle cartine, ai quadri, alle fotografie, ai romanzi del tempo. Un lavoro impegnativo, ma niente affatto faticoso, anzi esaltante.

3) L'ultimo tuo lavoro "Saturno il nero" viene presentato come un thriller alchemico e ruota intorno alla figura di Fulcanelli e al celebre manoscritto Voynich. Ci vuoi spiegare questa definizione e il modo in cui sei riuscito a combinare la suspence del thriller con la materia alchemica?

La definizione non è mia, ma del marketing: i loro arcani sono non inferiori a quelli dell'alchimia, quindi lasciamo perdere. In realtà questo romanzo nasce dall'idea di far sì che il vero enigma della storia non sia tanto in "chi è l'assassino?", domanda cui si risponde alla fine del libro, ma piuttosto "chi è l'investigatore?", ovvero chi si cela dietro il nome di Fulcanelli, il più misterioso alchimista del XX secolo e forse di tutti i tempi. Questo sarà svelato solo alla fine della trilogia, ognuna dominata da un colore (nero, bianco e rosso) come nelle tre fasi dell'opera alchemica.

4) Le tue prime produzioni sono a tema fantascientifico. Un genere che ha conosciuto una esplosione negli anni '70, ma che adesso appare in declino. Come ti spieghi questa tendenza. Colpa degli scrittori o sono cambiati i gusti dei lettori?

Non mi pare che la fantascienza sia in declino, ci sono molti ottimi romanzieri. Forse è meno letta in Italia, rispetto ai tempi d'oro di Urania. Ma al cinema e in tv fa faville, le più intriganti serie tv anglofone sono di fantascienza o contengono comunque elementi fantascientifici.

5) Che cosa bolle nel tuo calderone? Dacci un'anticipazione della tua prossima produzione.

Sto scrivendo un thriller ambientato nella Roma del 1600, che dovrebbe uscire in autunno per Newton Compton. Non vorrei dire molto, nemmeno il titolo: diciamo solo che ci sono sotterranei, una profezia sibillina e preoccupante, un teschio deforme che appare dal passato, un libro scomparso e un sottobosco di personaggi bizzarri e barocchi, tra cui un inquisitore con un naso d'oro e una bellissima donna al servizio del pazzo Re Rodolfo II che si accompagna a un colosso turcomanno, in cerca di opere d'arte per il suo signore.

Grazie a Massimo, per la sua disponibilità. Qui potete trovare il sito personale dell'Autore.

domenica 22 aprile 2012

RECENSIONE - IL MARCHIO DEL DIAVOLO ovvero Glenn Cooper in caduta libera

Lo ammetto, la colpa è mia. Dopo l'iniziale entusiasmo provato nel leggere "La biblioteca dei morti", stupefacente esordio dello scrittore statunitense Glenn Cooper, avevo già trovato piuttosto deludente il suo secondo lavoro ("Il libro delle anime"), la cui recensione potete leggere qui.
Ma Glenn Cooper mi sta simpatico. Medico-archeologo- scrittore Cooper è il classico prototipo del self made man, specie di homo sapiens che sembra in grado di prosperare solo negli Stati Uniti d'America. In più, almeno nella foto sul risvolto della copertina, Cooper esibisce un sorriso sornione e anche un filo di pancia. E questo me lo rende ancora più simpatico (i secchi, in genere, mi ispirano un'istintiva avversione).
E a causa di tutti questi elementi, ho deciso di avventurarmi nella lettura del romanzo "Il marchio del diavolo" (traduzione dall'inglese "The devil will come"), editore Nord, prezzo di copertina 19,60 euro. 
La fiducia è stata mal riposta. La storia prende le mosse intorno all'anno mille, a Roma. Il vescovo Malachia, ospite nei Palazzi Laterani, si arrampica sui tetti per osservare la vota celeste. Le stelle gli predicono che sul trono di Pietro si succederanno 112 papi. Poi la Chiesa di Roma verrà rovesciata e inizierà una nuova era.
Quindi assistiamo a un salto temporale di circa un millennio. Una giovane archeologa si avventura nelle catacombe di San Callisto. E' sulla pista di un segreto sconvolgente. Ma proprio per distoglierla dalla sua ricerca, una misteriosa organizzazione le uccide il fidanzato. Come nelle migliori telenovelas sudamericane, la sventurata si fa suora. Ma neanche nella pace del convento la donna riesce a sfuggire al suo destino. La stessa verità (che stava per essere disvelata anni prima) ritorna a galla e costringe la fanciulla, che ora si fa chiamare Suor Elisabetta, a riprendere le ricerche. Il suo percorso di indagine sarebbe terribilmente pericoloso e di difficile risoluzione, ma grazie a Dio le vengono in soccorso: 1) il padre matematico, che le risolve l'enigma legato alla profezia di Malachia, 2) la sorella medico, che la coadiuva nelle ricerche sullo strano particolare anatomico che i suoi avversari si ritrovano tra le gambe (una coda! Che altro sennò?) 3) un fratello guardia vaticana, che guarda caso si trova proprio al momento giusto e al posto giusto. Insomma, quando si dice che la famiglia è importante...
Insomma, il libro scorre e questo è innegabile, Cooper conosce il mestiere. Ma il pullululare di "deus ex machina", la presenza di mostriciattoli con code guizzanti, e le rocambolesche avventure durante il conclave, rendono la trama poco credibile e il romanzo un prodotto piuttosto mediocre.

domenica 15 aprile 2012

Sangue giudeo: i luoghi della Storia, recensioni e commenti nella Rete


E' passato poco più di un mese dall'uscita del nuovo romanzo "Sangue giudeo". La storia ambientata è nella Roma del Cinquecento, al tempo del pontificato di Alessandro VI. I personaggi che popolavano la corte del papa di Valenza erano diversi e piuttosto originali. Tra tutti ha suscitato il mio interesse Burcardo da Strasburgo, cermoniere intento ad annotare nel suo Liber tutti gli avvenimenti e gli scandali del Vaticano. Il suo diario ci è pervenuto come una pesante accusa nei confronti di Alessandro VI e dei costumi da lui introdotti a San Pietro. E' Burcardo, infatti, che ci racconta del celebre Ballo delle Castagne, in cui sensuali cortigiane si dimenavano sul pavimento per raccattare le castagne gettate dal vicario di Cristo e da suo figlio Cesare durante un banchetto. Ce lo immaginiamo, questo arcigno prelato, mentre a stento contiene il suo sgomento e attende di essere solo, nel suo palazzo, per redigere il suo diario e tuonare contro il malcostume dei suoi contemporanei. Definiva la corte del papa sine luce, sine cruce, sine Deo.
Con ogni probabilità le critiche di Burcardo si incrivono in una eccessiva propaganda antipapale e vanno prese, per rimanere in tema con lui, cum grano salis. Non ci stupiamo che il cosmopolitismo e l'emancipazione di Alessandro VI dovessero apparire come peccati capitali a un poco scafato prelato alsaziano. Burcardo è uno dei protagonisti di Sangue giudeo, dove troverete anche il suo palazzo e la torre ad esso limitrofa conosciuta come Torre Argentina. Burcardo veniva da Strasburgo, nota per le sue miniere d'argento, e veniva infatti chiamato l'Argentino. Il suo palazzetto sorge in via del Sudario ed ospita la Biblioteca e il Museo Teatrale della Siae.
Il portale Scrittevolmente ha recensito favorevolmente Sangue giudeo e per chi voglia leggere basta che clicchi qui.
Interessante l'iniziativa del sito pagina69, secondo cui, per carpire lo spirito di un romanzo, è sufficiente leggerne la pagina n.69. Qui trovate quella di Sangue giudeo.
Infine, qui potete leggere i commenti dei lettori di Anobii.