domenica 21 aprile 2013

[Recensione]- La loggia nera dei veggenti di Fabio Delizzos ovvero il labirinto della psiche

Anno 1943. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia è ancora alleata della Germania e il Terzo Reich è impegnato a dimostrare le origini sovrannaturali della razza ariana. Nell'ombra opera una cellula anti-nazista dedita allo spionaggio psichico, il Panopticon, con lo scopo di individuare e sottrarre ai tedeschi la Wunderwaffe, l'arma meravigliosa. Questo, in breve, lo sfondo de "La loggia nera dei veggenti", nuovo romanzo di Fabio Delizzos, che torna in libreria dopo il successo de "La cattedrale dell'Anticristo" e "La setta degli alchimisti". 
"La loggia nera dei veggenti" prende le mosse dalla vicenda personale di Lio Rol, scrittore squattrinato che, dopo aver pubblicato alcuni romanzi di successo, ha perso ogni ispirazione ed è costretto a sbarcare il lunario facendo il sensitivo. L'esistenza del giovane viene sconvolta dall'incontro con Alba Gabrielli, affascinante attrice, che gli recapita una lettera di Sybilla, sorella di Lio, morta in mano ai nazisti. Lio, però, non ricorda affatto di avere una sorella: Sybilla è stata inghiottita dalle tenebre di un'amnesia provocata dallo scoppio di una mina, quando l'uomo si trovava al fronte. Lio, suo malgrado, si trova coinvolto in un gioco più grande di lui. A Berlino, infatti, lo spietato Lothar Giger è a capo di una società segreta che cerca di dimostrare la superiorità della razza ariana e tenta di entrare in contatto gli abitanti degli spazi siderali attraverso un gruppo di veggenti, dette le Vrillerinnen. 
Lio Rol, con le sue doti medianiche, non può non rappresentare una preda ambita da Giger. Inizia, dunque, un'avvincente "caccia all'uomo" in un susseguirsi di colpi di scena che tengono il lettore inchiodato alla pagina.
Con questa terza prova, Delizzos conferma di saper confezionare un thriller a regola d'arte. Una carrelata di personaggi suggestivi e intensi, come il freddo e spietato Lothar Giger, la fatale Alba Gabrielli, il folle Marcello Roux, riescono ad avvincere il lettore, proiettandolo nel clima apocalittico della Seconda Guerra Mondiale. Il frequente cambio di scenari (si spazia da Roma a Berlino, fino a Trieste) contribuisce a mantenere alta la tensione. Il romanzo è ricco di citazioni colte e di riferimenti storico-antropologici, ma lungi dall'indulgere in un noioso didascalismo, Delizzos riesce abilmente a disseminare le informazioni lungo il sentiero della vicenda, senza ingolfare il ritmo narrativo. La prosa dell'Autore si rivela efficace nei dialoghi e intesamente evocativa nelle descrizioni.
Un romanzo da divorare fino alla sorprendente rivelazione finale.

Il mio segnalibro:
"Niente in quei momenti di trance era visibile della sua nota bellezza: non il suo proflo tonico e slanciato, non le gambe turgide e affusolate, non gli occhi colorati di quel ciano che vena gli iceberg nella luce tagliente dei lunghi giorni artici. Maria era un'unica cascata di capelli che, nell'ocurità della stanza, sembrava una colata di metallo fuso nel buio infuocato di una fonderia di Thyssen."

domenica 14 aprile 2013

[Intervista]- Martin Rua e il successo del thriller esoterico

Si definisce esoterista, scrittore di thriller esoterici e membro di società iniziatiche. Martin Rua, questo il nome dell'Autore ma anche del protagonista dei romanzi, è un vero e proprio fenomeno mediatico. Il suo ultimo romanzo, Il Codice Baphomet, ha riscosso un successo notevole sul portale Amazon.
Una nota biografica su wikipedia sottolinea che il personaggio dei suoi libri è "una figura di alchimista e massone che si presenta in maniera positiva, epurato da tutti gli stereotipi del massone cospiratore."
Martin ha accettato di rispondere alle domande per i lettori de "La vibrazione nera".

La tua trilogia (L'ombra d'argento, La luna di sabba, Il codice Baphomet) sta riscuotendo una notevole successo su Amazon. Definisci i tuoi lavori "thriller esoterici": quali sono gli elementi, secondo te, che più vengono apprezzati dai tuoi lettori?

I miei romanzi rientrano in quel filone – a dire il vero un po’ inflazionato, ormai – del thriller esoterico, del thriller infarcito di elementi misteriosi e/o legati a fatti inspiegabili. È un filone che continua ad avere successo, per cui i miei romanzi s’inseriscono in un momento ancora particolarmente favorevole. Gli elementi che hanno riscosso successo, almeno su Amazon, sono probabilmente le ambientazioni, o il fatto che, lungi dal copiare altri autori o il loro stile, le mie storie hanno una caratteristica di disincanto, di leggerezza che non fa prendere troppo sul serio le avventure vissute dal protagonista che, in fin dei conti, non è un eroe, ma un semplice antiquario.

Il primo dei tre romanzi, "L'ombra d'argento", ha avuto un'edizione cartacea per i tipi della A&B nel 2007. Quali sono i motivi che ti hanno portato dalla carta stampata al self publishing e quali differenze hai notato?

L’avventura con la A&B è stata positiva perché comunque mi ha dato la possibilità di pubblicare quando nessuno l’avrebbe fatto (e di questo ringrazio ancora Mauro Bonanno per il suo “affettuoso” coraggio), ma deludente, perché dato il mio essere un perfetto sconosciuto all’epoca riuscii a vendere poche copie. Non avendo trovato un accordo con la A&B per il mio secondo romanzo (non per colpa loro, intendiamoci, ma perché io avevo un’idea di pubblicazione non in linea con le loro precise linee editoriali), ho provato a bussare a qualche altra porta ricevendo in cambio semplice silenzio. La verità è che ci sono editori che semplicemente non rischiano e non prendono in considerazione scrittori esordienti. La cosa può essere comprensibile, vista anche la situazione in Italia, ma non condivisibile.
In ogni caso, stanco di attendere, mi sono guardato intorno e così ho scoperto il self-publishing di Amazon, prima ancora che il Kindle store debuttasse in Italia. All’inizio non vendevo niente – parliamo di due anni fa – poi, il Kindle store giunge in Italia e La Luna di Sabbia inizia a vendere. La cosa mi stuzzica e così, ritornato in possesso dei diritti su L’Ombra d’Argento, ho pubblicato anche il primo. Buoni riscontri, ma niente di che. A dicembre 2012 ho pubblicato Il Codice Baphomet e tutto è cambiato. In tre mesi ho venduto più di ottomila copie, complice la storia che è piaciuta, la copertina (realizzata da me) e il prezzo competitivo di €0,99.
Le differenze con la carta stampata sono molte, la visibilità è confinata sul web, sebbene siti come Amazon siano di grande successo, ma la gestione dei contenuti, la possibilità di pubblicare e non pagare (una triste pratica che sappiamo essere assai diffusa) e di vedersi riconosciuti cospicui diritti sul prezzo di copertina rendono assolutamente appetibile il mondo del self-publishing. Ovviamente, bisogna stare attenti, perché la totale libertà e la mancanza del lavoro di un editor vi può far imbattere in sgradite sorprese. Mi è capitato spesso di leggere romanzi auto-pubblicati senza un minimo di cura, sia da un punto di vista grammaticale sia di sviluppo della trama. Ma io credo che valga la pena correre il rischio.

Martin Rua è anche il nome del tuo protagonista. I tuoi romanzi, infatti, sono scritti in prima persona. Quali differenze ci sono tra il personaggio e lo scrittore? Quanta distanza riesci a prendere dai testi che scrivi?

All’inizio, nel primo romanzo intendo, mi sono praticamente fuso col mio alter ego, riversando molta autobiografia nella storia. Poi, già col secondo, ho preso più le distanza, sebbene l’elemento autobiografico sia sempre presente. Stessa cosa in Il Codice Baphomet, in cui gli elementi autobiografici ci sono, ma sono ben dissimulati.

Ti definisci studioso di esoterismo e alchimia, due termini spesso (a mio avviso) abusati. Ci daresti una definizione di entrambi?

Hai perfettamente ragione e questa è una delle battaglie che io conduco a suon di romanzi. Spesso, chi parla di esoterismo e in particolare di alchimia non sa di cosa parla. Il mio personaggio è un antiquario massone (non a caso, assolutamente non a caso) che si diletta di alchimia. Chi mai si interessa al giorno d’oggi di alchimia, quella vera intendo? Pochissime persone. La maggior parte della gente parla di alchimia come di una sorta di pratica yoga o di meditazione, ma sono totalmente fuori strada. L’alchimia, quella vera, era una pratica da laboratorio che però non si limitava ad un’applicazione empirica sui metalli, ma lo faceva tenendo sempre un occhio al cielo e al divino. Io propugno un ritorno allo studio serio dell’alchimia, dell’ermetismo – il corpo di dottrine esoteriche che sottende al lavoro dell’alchimista – sfrondando queste affascinanti dottrine da tutte le sciocchezze che si scrivono e si dicono. Ecco perché il Martin Rua letterario è anche un alchimista. Un alchimista del XXI secolo.

In precedenza hai dichiarato "Vi assicuro che la pigrizia mi ha chiuso più di una porta in faccia, è più una malattia che una caratteristica del mio modo d'essere" (Martin Rua, il cannochiale blog). Quale è la molla che ti fa vincere questa attitudine all'indolenza e cominciare un nuovo romanzo?

Ahi, nota dolente! Sì, lo ammetto, sono pigro. Talvolta senza speranza. Ciò che mi aiuta quando devo scrivere è il desiderio di voler seguire la mia debordante fantasia, quell’universo che mi porto dentro e che sono riuscito a incanalare nelle mie storie dandogli uno sfogo. In quel caso non c’è pigrizia che tenga: seguo un’idea, la sviluppo e dando sfogo alla fantasia mi dimentico di fatica e indolenza.

Cosa bolle in pentola? Vuoi darci qualche anticipazione sugli sviluppi della tua attività letteraria?

In pentola bollono due storie, per ora ancora solo nella mia mente, e un saggio – esoterico, che te lo dico a fare – in dirittura d’arrivo. Infine, cosa forse più importante di tutte, ho firmato un contratto con una importante casa editrice e presto – molto presto – uscirà un mio romanzo in libreria.  Così ritornerò alla carta, senza dimenticare quanto devo al self-publishing. Maggiori dettagli per ora sono top-secret!

mercoledì 10 aprile 2013

[Segnalazione]- Giorgio Ballario e il nero dell'alta velocità


Giorgio Ballario, autore della saga dei gialli coloniali del maggiore Morosini e già intervistato in questo blog, torna con un romanzo, di grande attualità, sul tema scottante del treno ad alta velocità. Si tratta di un self-publishing, modalità che sta trovando consensi sempre più ampi tra i lettori e gli autori.
Ecco come lo stesso Autore presenta il suo "esperimento editoriale":


"Nero Tav" è il primo  romanzo ad affrontare senza timori né censure il tema del Treno ad Alta Velocità (TAV) e della lunga battaglia che un'intera valle, insieme a un certo numero di gruppi politici e sociali, sta sostenendo contro una maxi-opera molto discussa e sicuramente molto costosa.

"Nero Tav" non è però un libro politico né militante, non è un'opera di divulgazione scientifica e neppure un resoconto giornalistico su un tema che da anni sta scaldando gli animi, in Val Susa ma anche a Torino e a Roma. "Nero Tav" è un'opera di fantasia, più precisamente un romanzo noir, che si muove all'interno di una cornice di fatti ed episodi reali e realistici. Nulla o quasi di ciò che è descritto nel romanzo è accaduto, ma tutto (o quasi) sarebbe potuto accadere. E forse ancora potrebbe accadere...

Ecco la sinossi: 

Due giovani scomparsi. L'ombra delle criminalità dietro un grande appalto pubblico. La battaglia di una popolazione per impedire la distruzione del proprio territorio. Non sarà un'indagine facile per lo sconclusionato detective italo-argentino Hector Perazzo, alle prese con una storia che ben presto si rivela difficile da gestire, forse al di sopra delle sue possibilità. Fra militanti No Tav, mafiosi, giornalisti ficcanaso e politici collusi, c'è anche chi vorrebbe fargli la pelle. Un romanzo ad alta tensione ambientato nella Valle di Susa in lotta contro il treno ad alta velocità. 

Questo il link per l'aquisto su Amazon e questo il sito personale dell'autore.


sabato 6 aprile 2013

[Intervista]- Fabio Sorrentino e i misteri dell'antica Roma


Classe 1983, una laurea in ingegneria civile e una grande passione per la scrittura, Fabio Sorrentino è un giovane autore partenopeo. Si è conquistato il favore del pubblico e della critica con il romanzo "Ante Actium", pubblicato da Giannini editore nel 2009. 
Si descrive come un vorace lettore di narrativa d'ambientazione storica, con una particolare predilezione per il periodo greco-romano. La produzione di Sorrentino, tuttavia, non si limita al romanzo storico: recentemente si è cimentato con il genere hard boiled con il romanzo "Il rapporto Semtex" e sta riscuotendo un grande successo il suo thriller archeologico "Il segreto dell'Anticristo". 
Fabio ha accettato di rispondere alle domande di questa intervista.


1. Esordisci nella narrativa d'ambientazione storica con "Ante Actium", pubblicato nel 2009 per Giannini editore, in cui compare Lucio Fabio Silano, veterano della XIX legione. Il pensiero, inevitabilmente, corre al celeberrimo personaggio de "Il Gladiatore", il film di Ridley Scott. Come è nato il personaggio di Lucio Fabio Silano? Come lo hai "costruito"?

Innanzi tutto, vorrei ringraziarti per aver deciso di ospitarmi sul tuo blog. 
Direi che prima del personaggio, ciò che ho cercato di costruire era una storia che potesse risultare interessante. Volendo scrivere un'opera che ricadesse nel genere definito "narrativa di ambientazione storica", dovevo scovare prima di tutto un argomento nuovo, affascinante e non sfruttato da altri autori.
Scrivere su temi e periodi storici abbondantemente sviscerati e riproposti in maniera romanzata sarebbe stato una sorta di handicap in partenza. Per evitare tale inconveniente, ho cercato di contestualizzare la narrazione del mio lavoro in uno dei momenti più importanti, emozionanti e simbolici della storia passata: il periodo poco precedente la battaglia di Azio, evento cruciale e significativo nella storia dell'Antica Roma - squarcio temporale decisivo per il passaggio da Repubblica a Impero - 
Tra l'altro mi ero accorto che nessuno scrittore di successo aveva mai pensato di ambientare una sua opera in quel periodo e così ho cominciato a far ricerche sull'avvenimento in questione e ho trovato alcuni aneddoti e spunti dai quali partire per la stesura del mio romanzo. 
Per quanto riguarda il protagonista, Lucio Fabio Silano, bè, devo dire che risulta un personaggio davvero riuscito: un evocatus, un centurione esperto, veterano della legione XIX nonchè fidato collaboratore di Cesare, richiamato dal nuovo console Ottaviano per una missione ai limiti dell'impossibile, un'impresa che solo un uomo della sua tempra potrà affrontare. 
In realtà non c'è nulla di costruito intorno alla figura di Silano: è nata davvero in maniera fluida e spontanea, seguendo l'idea che ho sempre avuto a riguardo dei soldati professionisti nell'Antica Roma.

2. Il tuo secondo lavoro "Hora Sexta: de captione" è incentrato su un'indagine nella colonia di Liternum, in Campania, e vede il protagonista, Trebonio Macrino, impegnato in un'indagine su una serie di delitti che colpiscono le prostitute. Vuoi raccontarci di più su questo lavoro: come è nata l'idea di "Hora Sexta" e quando approderà in libreria?

SANGUE IMPERIALE (nato come HORA SEXTA: DE CAPTIONE) è fondamentalmente un thriller storico ambientato nell'anno 96 d.C. - in pratica gli ultimi dodici mesi di principato dell'imperatore Domiziano
Proprio come accaduto per Ante Actium, ho preferito collocare il romanzo in questo frangente storico poichè mi sono accorto che anche questo particolare periodo era stato poco utilizzato nella narrativa d'ambientazione storica. 
Il motivo qui però è vagamente plausibile: Domiziano è stato uno di quegli imperatori colpiti dalla damnatio memoriae, quindi le fonti sul suo principato risultano esigue e faziosamente avverse alla sua figura.
In questo libro ho provato a proporre una visione personale della congiura ordita ai suoi danni, pilotando il tutto con un espediente narrativo che spero risulti suggestivo e avvincente: una serie di omicidi che stravolgono la vita della tranquilla e ricca cittadina di Liternum, antica colonia romana fondata dai veterani di Zama al seguito di Scipione l'Africano.
Il romanzo si fonda su una accurata e profonda ricerca storica relativa alla descrizione degli avvenimenti che generarono la congiura contro Domiziano: un lavoro duro ed estenuante, anche se allo stesso tempo piacevole e davvero istruttivo. 
La maggior parte dei personaggi presenti nel romanzo sono realmente esistiti ( almeno il 99% di quelli che sono descritti nelle scene ambientate lontano da Liternum) e lo sviluppo narrativo può dividersi in un doppio binario: da una parte la Storia - romanzata ma pur sempre Storia, come descritta dai famosi narratori del passato - ambientata in diverse location di cui Roma rappresenta il fulcro, e dall'altra la narrativa che si lega al susseguirsi degli avvenimenti narrati a Liternum.
L' Arkadia Editore pubblicherà l'opera nel novembre 2013 e ho già venduto i diritti di pubblicazione in lingua spagnola a un grosso gruppo editoriale iberico, l'Algaida Editores (che ha acquistato anche i diritti di Ante Actium). 



3. Anche il tuo terzo romanzo, "Il segreto dell'Anticristo", che sta riscuotendo un grande successo su Amazon, è legato alla scoperta di un segreto custodito dalla seconda moglie di Nerone: Poppea. Nella tua produzione letteraria emerge un grande interesse per la storia romana. Come si svolge il tuo lavoro di documentazione e che peso ha all'interno della narrazione?

Come già detto, penso che il lavoro di documentazione abbia un ruolo fondamentale per gli autori che decidono di dedicarsi al filone letterario della narrativa d'ambientazione storica. Nessuna trama, per quanto ben strutturata, può risultare credibile e contestualizzata a dovere senza una buona dose di ricerche e di approfondimenti sul particolare arco temporale in cui si è deciso di inserire la propria storia. Nel mio caso cerco sempre di informarmi e studiare al meglio delle mie possibilità. 
Sotto questo punto di vista, il web rappresenta ovviamente un fedele alleato: basta sapere usare a dovere la rete e chiunque può ritrovarsi tra le mani il potenziale di un'enorme biblioteca digitale. Ovviamente bisogna sempre essere ben attenti e controllare al massimo le fonti utilizzate.


4. Che cosa rappresenta per te scrivere? Esiste un momento della giornata, o un particolare stato d'animo, che ti predispone alla scrittura?

E' semplice: la scrittura ha su di me un influsso altamente benefico. La definirei una sorta di panacea naturale. Sono molto timido, insicuro e spesso mi sento a disagio nel dover interloquire in pubblico. 
Di gran lunga sono più contento quando ho la possiblità di fissare i miei pensieri e i miei sentimenti su carta. 
E' per questo che amo l'arte di inventare storie: la scrittura mi rende libero e riesce a sopire temporaneamente il mio atteggiamento non proprio self confident. 
Ogni giorno, non importa quali siano gli impegni, trovo sempre un pò di tempo da dedicare alla mia passione. Vado in giro con una moleskin nel borsello sulla quale poter annotare le visioni, le scene e le idee valide per le storie nelle quali sono immerso in un determinato periodo. Scrivo maggiormente di notte, davanti al pc, anche se gli spunti posso annotarli dove capita - in metro, al bar, a casa - 
Per quanto riguarda la fase di stesura vera e propria, ho un piccolo rituale: un buon caffè, una sigaretta e poi lascio che le mie dita volino sulla tastiera, come un pianista che si lascia cullare dalle proprie emozioni. 


5. Infine: che cosa bolle nel calderone? Parlaci dei tuoi progetti, del "work in progress"...

Attualmente sto valutando alcuni spunti narrativi per il mio quinto libro. Sono indeciso se ritornare al primo amore, il romanzo storico d'avventura, oppure continuare a sperimentare la via del thriller archeologico. Del resto quest'ultimo è il genere che mi ha portato a firmare un contratto editoriale con una delle più grosse case editrici italiane ( di cui non riporto ancora il nome poichè sono un tipo scaramantico). 

Grazie a Fabio, per aver risposto a quest'intervista. Sul suo sito personale sono presenti ulteriori informazioni e anche un estratto di Ante Actium.
Di cui vi lascio il booktrailer: